Storia del bottone nei millenni

The history button is very old!

La storia del bottone è davvero lontana nel tempo.

Presenti fin dalla Preistoria, i primi bottoni sono stati rinvenuti negli scavi archeologici nella valle dell’Indo in India (circa 2600-2800 a.C.) e in reperti archeologici dell’età del Bronzo in Cina (circa 1500-2000 a.C.)

La sua derivazione etimologica viene dal francese antico “buton” che significa gemma di pianta.

Il bottone è un oggetto normalmente piatto e tondeggiante utilizzato per chiudere indumenti di vario tipo. Inizialmente si trattava solo di piccoli dischi usati per decorare gli abiti, senza alcuna utilità pratica.

I bottoni si diffusero ampiamente in Europa durante il Medioevo intorno al XII secolo. Erano usati come ornamenti degli abiti e solo successivamente cominciarono a venire usati anche per chiudere gli indumenti. Nell’antichità, i vestiti erano chiusi grazie a fibbie, spille, nodi o lacci, condizionando così anche le tipologie dei di costumi. Nel XIII secolo, però, arrivò finalmente l’utilizzo del bottone per chiudere gli abiti rivoluzionando completamente la moda dell’epoca. Sembra che a portare l’arte dei bottoni in occidente, siano stati i Crociati al ritorno del vicino Oriente, ma fu con la moda di usare vestiti più aderenti, tipica del periodo Gotico (XII – XVI secolo) che il ruolo dei bottoni divenne più importante e finalmente acquisirono la loro utilità. Diversi artigiani cominciarono a realizzare i bottoni, dai gioiellieri ai lavoratori di smalto, dai falegnami ai ramai. I francesi intuirono subito il potenziale di questi piccoli oggetti. Intorno il 1250, crearono la prima corporazione del bottone a testimoniare la popolarità raggiunta.

Con la scoperta dell’America e tutto il traffico di oro e pietre preziose, i fabbricanti di bottoni si sbizzarrirono nelle forme e nelle lavorazioni che erano ogni volta più complesse e ricche. I bottoni divennero sempre più gioielli da abito per le persone ricche, mentre le classi inferiori usavano bottoni in osso, rame, bronzo e cuoio. Con il tempo il bottone fu sempre più carico di significato, non solo come status symbol, ma anche come manifestazione della personalità, dell’appartenenza ad un determinato gruppo e ceto sociale. Papa Clemente VII ( 1478 – 1534 ) i bottoni se li faceva fare addirittura da Benvenuto Cellini  uno ad uno.  Anche le classi più basse della borghesia  tenevano molto ad esibire dei bottoni gioiello e, non potendo permettersi di averli su ogni vestito, li attaccavano e staccavano di volta in volta dagli abiti. Nella seconda metà del 1500 fecero la loro comparsa anche i “bottoni da profumo”: contenevano delle paste odorifere che con il caldo del corpo si scioglievano rilasciandola loro fragranza. Nel 1600, alla magnifica corte del Re Sole, i bottoni venivano usati molto più dagli uomini che dalle donne nel loro abbigliamento, il Re stesso ne era un vero appassionato. All’epoca, i bottoni in oro e argento erano considerati anche un buon investimento economico, comodo da portar via in caso di fuga improvvisa e, in caso di emergenza, usabili al posto del denaro. Proprio perché visto allora come un oggetto di pregio, in molti luoghi (ad esempio in Liguria, Alto Adige e Sicilia) un set di bottoni in filigrana faceva sempre parte del corredo della dote delle spose.

Sino a tutto il ‘600 i bottoni furono di dimensioni ridotte, ma nel ‘700 e nell’800 acquistarono anche dimensioni  importanti, variando dai 2 ai  4 cm. Simili a piccoli quadri, riportavano ritrattini, paesaggini, fiorellini, animalini, miniature dipinte a mano su smalto, avorio, porcellana, vetro, delicatamente incorniciate in oro o argento. Attorno alla metà del XIX secolo, con l’avvento della Rivoluzione Industriale in grado di fabbricare oggetti e utensili in larga scala, l’uso dei materiali costosi scemò e i bottoni vennero fabbricati in corno, conchiglia, finta tartaruga, legno e metalli poveri.
La storia dei bottoni del XX secolo non può essere definita da forme e colori come in passato, bensì dai nuovi materiali con cui cominciarono ad essere realizzati e dai movimenti artistici che influenzarono notevolmente la loro produzione.

A partire dalla fine dell’800, una dopo l’altra, le recenti invenzioni e scoperte portarono al mondo dei materiali sintetici che, grazie alla rivoluzione industriale, resero possibile la produzione del bottone a larga scala. Si ridussero  sensibilmente i tempi di produzione e costi, rendendoli così accessibili a tutti.

Realizzati in materiali poveri ma particolari quali legno, sughero, madreperla e plastiche sintetiche, fino al 1930 i bottoni   ebbero le forme più strane: serpenti, pacchetti di sigarette, cesti di fiori, gatti, volpi, funghi, cagnolini... Molti vennero foderati anche in stoffa o decorati con passamanerie.

Nel Quaranta, periodo di guerra, divennero più sobri e funzionali, e così rimasero per lungo tempo. Dagli anni Sessanta invece rinacquero in versione gioiello a volte immensi, imitanti pietre preziose, tempestati di strass o semplicemente coloratissimi. Nel 70 tornarono umili e di materiale povero ma nell’80–90 riebbero fortuna. Oggi invece sono spesso sostituiti da zip, fabbricati in plastica o metallini, molto poco appariscenti, e a loro non viene più data quell’importanza in fondo si meriterebbero.

Una storia affascinante quella del bottone. Parla di un oggetto all’apparenza insignificante, irrilevante, troppo spesso dato per scontato ma che nonostante ciò, è sopravvissuto a guerre, carestie e condanne per  arrivare fino ai nostri  giorni.
Possiamo concludere che questo piccolo oggetto, inizialmente con una funzione prettamente decorativa, ha fatto tutto un percorso, conquistando con la sua bellezza e unicità, prima gli uomini e poi le donne, attraversando diverse fasi che lo hanno portato  prima ad essere un  bel oggetto decorativo, poi un simbolo che evidenziava la posizione sociale di chi lo indossava. Infine, raggiunto il massimo della democratizzazione, diventò semplicemente un oggetto funzionale e solo talvolta come oggetto decorativo.

Non va comunque tralasciato che l’Alta Moda ha fatto un uso sempre ricercato del bottone, anche se molto meno delle epoche precedenti. Stilisti come Chanel, Gucci, Armani hanno elaborato una tipologia di bottone o un logo che li identifica per fare un esempio.

Molto altro si potrebbe dire sulle tappe che hanno delineato la storia di questo piccolo oggetto solo apparentemente con poco significato, lo si può magari riservare per ulteriori futuri approfondimenti visto il tanto materiale esistente.

Infine, giusto per dare a questo piccolo oggetto ulteriormente significato, vale la pena di sapere che a Santarcangelo di Romagna vi è il “Museo del bottone”, dove si racconta la storia sociale, economica, politica, di costume e di moda del 1900 attraverso gli 8000 bottoni presenti.